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venerdì 5 aprile 2013

Nicolò Menniti Ippolito, 1998 - Recensione "Caporetto", di C. Pavan

Nicolò Menniti Ippolito, 3 gennaio 1998
- (per una biografia di Camillo Pavan)


Camillo Pavan, autore e venditore ambulante dei suoi libri

Storia della Grande Guerra

di un editore "porta a porta"


È una storia curiosa, ma in qualche modo anche tipicamente veneta quella di Camillo Pavan, trevigiano, scrittore, editore, venditore porta a porta. All'origine c'è la passione per i libri e più ancora per la storia piccola, minuta, per le vicende  e le culture locali. Così un giorno, dopo aver fatto molti mestieri, Camillo Pavan ha scelto di assecondare la sua vocazione, ed ha deciso di scrivere un libro sul Sile. «Lo sappiamo tutti - dice Pavan - per pubblicare un libro, se non si è grandi autori, bisogna pagare, ed allora ho pensato che pagare per pagare tanto valeva che l'editore lo facessi io stesso». E così ha fatto. Ha scritto il libro, lo ha stampato in duemila copie, e poi? Di solito finisce che il libro staziona in qualche libreria locale, in qualche magazzino per poi sparire. Pavan ha deciso altrimenti. Oltre a scriverlo e pubblicarlo ha provato anche a venderselo, da solo, con un banchetto, girando per le fiere locali da ambulante. E lo ha venduto e poi lo ha ristampato in altre duemila copie e lo ha venduto ancora. Un piccolo miracolo, bisogna dire, perché quattromila copie sono un risultato buono anche per una casa editrice normale. Ed allora Pavan ci ha riprovato con una storia del radicchio, che rendesse omaggio alla tradizione trevigiana. È andata meno bene, ma poi è arrivato un libro con le ricette del radicchio che ha venduto ben 4000 copie sempre girando in un'area ristretta del Veneto. Poi ancora un salto.
«In una sagra locale – racconta Pavan – sulle rive del Piave, a Negrisia, mi si è avvicinato un  novantenne, Francesco Daniel, ed ha cominciato a parlarmi di quando c'era la guerra lì, sul Piave. All'inizio sono rimasto disorientato, non capivo di che guerra parlava, poi ho capito che parlava della prima guerra mondiale, che era uno degli ultimi testimoni di quello che era successo e mi sono detto che forse era il caso di recuperare queste ultime testimonianze, di raccoglierle prima che questi vecchi spariscano». È nata così una idea quasi ciclopica, per un autore-editore minuscolo come Pavan, quella di raccontare la prima guerra mondiale con gli occhi di chi l'ha vista.
«Non sono uno storico, sia ben chiaro - dice Pavan - volevo solo recuperare, attraverso il racconto di chi ha visto, i sentimenti, le emozioni di quella guerra, che è ormai dimenticata». È cominciata così una lunga ricerca, negli archivi e sul campo, che è approdata dopo tre anni al primo dei tre grossi volumi previsti. Si intitola "Grande guerra e popolazione civile" e parte da Caporetto. «Ovviamente - dice Pavan - ho dovuto raccontare anche la battaglia, per far capire cosa è successo, ma il senso del libro è nelle testimonianze dirette che ho trovato. Non credo che ci siano in assoluto cose nuove, dal punto di vista storico, ma, per esempio, c'è il racconto delle fucilazioni fatte dagli italiani, che finora erano state raccontate solo nei testi sloveni».
È nato così un libro molto curioso, ricco di cartine, di fotografie, di racconti, di documenti, di inserti, con la logica quasi dell'ipertesto piuttosto che del normale libro di storia. Ed in più tutto fatto in casa, impaginato al computer da Pavan stesso, proprio direttamente dal produttore al consumatore.
Pavan sembra legare in questo modo l'antico e il nuovo. Questa sua idea di scrittore-editore-venditore da un lato richiama alla memoria una vecchia tradizione degli stampatori veneti che giravano tutta Europa vendendo i loro calendari, le loro stampe sacre; dall'altra però sembra disegnare paradossalmente uno degli scenari possibili della editoria futura, che grazie ai nuovi mezzi multimediali potrebbe finire per cancellare la mediazione della casa editrice, ormai resa inutile dalla possibilità di mettere a contatto direttamente autore e lettore. Ma Pavan si riconosce più volentieri nella prima figura, più legata alla tradizione veneta. «Questo libro mi è costato una trentina di milioni - racconta - ed ora devo venderlo per poi poter pubblicare il secondo. Finora ho venduto trecento copie, per la prima volta anche attraverso qualche libreria, ma ora comincio a girare con il mio banchetto e a venderlo nelle sagre».  
Contemporaneamente Pavan pensa di scrivere anche il secondo volume della trilogia, dedicato alla rotta di Caporetto ed alla ritirata sul Piave. «Conto di finirlo in tre anni e di riuscire a raccontare ciò che di incredibile è successo durante quei giorni. Ho già trovato una quarantina di testimoni». 
(Il libro, oltre che in libreria, è reperibile rivolgendosi a Camillo Pavan, tel. 0422/400618)

la tribuna di Treviso - il mattino di Padova - la Nuova Venezia, 3.1.1998



mercoledì 20 giugno 2012

Raici, 1992 - Recensione di Marzia Borghesi - Tribuna di Treviso


Recensione di Marzia Borghesi, la tribuna di Treviso, 26 novembre 1992


Se i "Raici" sono le radici
In un libro di Camillo Pavan la storia 
del radicchio rosso trevigiano 
e dei contadini che l’hanno coltivato


“Io e mio padre caricavamo una decina di grosse corbe, da un quintale – un quintale e venti, su un carretto con quattro ruote di legno cerchiate in ferro (…). Poi mio padre si metteva davanti tra le stanghe a tirare e io dietro a spingere (…). Ma ce l’avevamo fatta a giungere in tempo per l’ultimo treno, che il giorno successivo avrebbe portato i nostri radicchi a Milano”.
Storie legate alla terra, semplici, quotidiane.
Il tutto è conservato nei ricordi dei vecchi e nei racconti che, con parsimonia, riservano a chi sa conquistarsi la loro fiducia.
Dev’essere stato un lavoro di paziente tessitura, quello che Camillo Pavan ha messo nella sua storia del radicchio trevigiano. Tessitura e “raccolta”, in senso metaforico, di una memoria che informa, alla fine la struttura stessa della società trevigiana.
Il libro è stato presentato ieri, con un’introduzione di Danilo Gasparini della Fondazione Benetton, in uno scenario speciale: il Sile. I fratelli Stefanato hanno messo a disposizione il loro Silis, e la profonda conoscenza del fiume che si passano da qualche generazione. A Pavan, che ha già in passato scritto e pubblicato uno studio sul Sile, non potevano fare un regalo migliore.
Sul barcone solo la stampa e la cerchia di amici dell’autore. Lungo il tragitto da Porto di Fiera a Casier, la meraviglia del paesaggio fluviale velato di nebbia. La memoria di Treviso è fatta anche di questo corso d’acqua ancora abitato dalle anatre, un tempo navigato dai “barconi” per il trasporto delle merci. 
“Raici”, è questo il titolo del libro, nomina ogni tanto le vie d’acqua, fiume e mare, che i contadini attraversavano per raggiungere il mercato di Venezia: era lo stadio terminale di tutta una vita messa in quel raccolto.
“Radici”, ma anche radici come memoria e lacci che legano al passato, perché la coltivazione e la cura del radicchio presupponeva l’impegno sulla terra di tutta la famiglia. Non a caso Camillo Pavan ha voluto dedicare il suo libro al padre, morto “all’inizio di un campo di frumento”, mentre si preparava a “cavar radici”.
“Ho voluto raccogliere la storia del radicchio, che è anche un po’ la mia storia, dal punto di vista dei contadini”, ha detto Pavan. Quasi un secolo di vita contadina, infatti, è stato ricostruito attraverso la storia delle mostre annuali del radicchio. Intorno ai banchi dei mercati si intrecciavano allora, gli eventi della grande storia: le lotte agrarie organizzate dalle leghe bianche, la ribellione alle leggi imposte dal fascismo.
Il libro è costato a Pavan un anno di lavoro e qualcosa come dieci milioni di lire. La raccolta, improba, va dalla storia orale, alle tecniche di coltivazione, fino alla gastronomia. Non c’è stato alcun finanziamento esterno. “Raici” sarà in libreria e tutte le domeniche in Piazza dei Signori: dietro il banchetto troveremo Camillo Pavan.
Marzia Borghesi
La tribuna di Treviso, Giovedì 26 novembre 1992