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domenica 30 settembre 2012

Gian Antonio Cibotto, Il Gazzettino, 2006 - Giorgio Barbieri, La Provincia di Cremona, 2016


Gian Antonio Cibotto,
Il Gazzettino, edizione di Rovigo 
Domenica, 12 Marzo 2006


SALOTTO POLESANO
SUL BURCIO DEI BARCARI DEL PO
di G. ANTONIO CIBOTTO

Un amico che ha la passione del nostro Delta, dove si affaccia ogni tanto catturato dal vezzo della pesca (l'illusione dello storione l'ha tuttavia abbandonato), mi ha inviato in dono dalla provincia di Treviso un nobile libercolo intitolato "Navigare sul Po", illuminato da una stupenda foto accompagnata dalla spiegazione: "Storia di una famiglia di barcari". Vale a dire i Gnan, dei quali vengono riportate le auree (non è una esagerazione) testimonianze, raccolte da Camillo Pavan, del padre Attilio e della madre Maria Toffolo, compreso il periodo in terra belga con lui minatore nel pozzo di Goutroux. Un'esperienza negativa dalla quale è fuggito ritornando in terra polesana dove ha ripreso a navigare con un bel burcio motorizzato di nome Maria Giuliana, al quale per ricordo dei suoi anni di miniera ha dato poi il nome di Charleroi. Il felice ritorno è durato fino al 1. marzo del '70, quando una domenica di fine marzo nel calare l'antenna della radio un colpo di vento gli ha fatto sfuggire la presa e un'asta di cinque metri l'ha colpito alla testa. Dopo la sua morte è iniziata la stagione del figlio Adriano, che è stato assunto nel '71 e rimasto sul Po fino al marzo 2004. Per capire la felicità che provava lungo il fiume, dove è stato l'ultimo erede di una famiglia di barcari polesani (Gnan Trivèa) che da almeno duecento anni navigava sulle acque del Po, basta riportare una sua frase: «Il Po, per me, è stato un banco di prova, il fiume che mi ha impegnato su tutti e quello che ho amato più di tutti». Alla quale, per dare un'idea della singolare qualità del libro, non sarà male forse aggiungere la chiusura di "Navigare sul Po": «Dai burci di legno alle moderne chiatte, dall'emigrazione del dopoguerra all'alluvione del cinquantuno: sessant'anni di storia, vita e lavoro nel racconto in presa diretta degli ultimi eredi di un'antica famiglia di barcaioli di Donada».


Giorgio Barbieri, La Provincia di Cremona, 1 luglio 2016

Giorgio Barbieri, La Provincia di Cremona, recensione di Navigare sul Po

Pagina iniziale di NAVIGARE SUL PO                   -                   PER ORDINARE


mercoledì 5 settembre 2012

Glauco Stefanato figlio di Vittorio, storia di un barcaro del Sile


La scuola e le vacanze

Sono nato in riva al Sile a Casier, vicino alle cave di Rizzetto, in quel borgo dove abitavano i Fàscio, i Mòmolo 
e un sacco di altra gente. Sono rimasto là fino a quando ho iniziato le scuole e mio papà si è trasferito in centro 
a Casier, sopra la Cooperativa.
Che io ricordi è stato già alla fine della seconda elementare, durante le vacanze, che ho fatto il primo viaggio 
in barcone. Abbiamo caricato “de pière” il Ticino alla fornace Caberlotto di Lughignano.
La nostra barca era già motorizzata e in viaggio con noi c’era mio zio Nanèi (Giovanni) Parpinel, fratello di 
mia mamma, con un barchetto che invece non aveva ancora il motore. Allora mio papà gli ha passato a síma 
(la cima) e l’ha trainato fino al Lido, dove erano destinate le pietre.
Durante le vacanze era bello andar via con la barca, perché ovunque andassimo mio papà era conosciuto. 
Erano amicizie che risalivano nel tempo, vecchie di generazioni, perché mio papà mi portava in viaggio con 
sé come suo papà aveva fatto con lui e gli altri barcari avevano fatto con i loro figli. D’estate non c’eravamo 
solo noi, c’erano anche gli altri barcari che venivano da tutte le parti, da Padova, da Mantova, da Comacchio, 
e tutti avevano le famiglie con sé.
Quando ci si fermava, magari su un argine o nei pressi delle conche in attesa che le porte si aprissero eravamo come un accampamento di zingari: zingari d’acqua.
Però era bello, perché si conoscevano tanti bambini e bambine e alla sera ci si trovava insieme sull’argine, 
sulla piazza o nelle osterie e si faceva festa. Si parlavano cinquanta dialetti, perché venivano da tutte le parti, 
dal Po, dall’Adige, da Pordenone, da Ciósa (Chioggia), da Sottomarina, da Ferrara o da Comàcio (Comacchio).
E allora tu che eri piccolo ti chiedevi: «Ma che lingua parlano, questi qua?», e dopo, a són de dài e dài (piano, piano) li ho imparati anch’io, li ho imbastarditi col mio, qualche parola dell’uno, qualche parola dell’altro.
Ho finito le elementari a Casier (…). Dopo la quinta ho fatto il primo anno della “scuola di avviamento” che 
c’era qua a Casale, nella Casa del Giovane, dal prete. Si imparava un po’ di tutto, matematica, storia, italiano, ecc., e poi ci davano un “corpo morto” da sistemare con la lima.

In barca, a dodici anni

Ma la scuola non era per me; no, non era per me la scuola. Io vedevo le barche passare, mio papà, mio fratello… non era per me la scuola!
Così all’inizio del secondo anno di avviamento non ho più voluto continuare e ho iniziato a insistere per andare in barca.
Per un po’ mio padre si è rifiutato di tenermi con lui, ma poi, vista la mia insistenza, mi ha ripetuto la stessa frase che a suo tempo gli aveva detto suo padre:
«Vàrda che anca ti, se te vien lavorar qua, dopo, da a barca no te smónti più». (Guarda che anche tu, se vieni a lavorare qua, dopo, dalla barca non scendi più). Stessa frase.
Mi sono imbarcato per la prima volta qua a Casale, nel dicembre del 1959. Eravamo un convoglio di tre barche che, per conto dell’armatore Dante Bernardi di Venezia, doveva andare a caricare “di frumento” a Scardovari, su un ramo del Po di Tolle, per poi portarlo alla Chiari & Forti di Porto Marghera.
C’era mio zio Emilio Parpinel con la Maria Luisa, che qualche anno dopo, quando mio zio si annegò, abbiamo comprato noi chiamandola Roberta. Era una bella barca di 1800 quintali, costruita a Pescantina dai fratelli Cobelli. C’era mio zio Gibin, Ottorino Gibin, con il Santo Stefano comprato dai Piovesan di Fiera, un burcio di 2400 quintali costruito dal “Déto”, maestro d’ascia di San Pietro in Volta. E poi c’eravamo noi (mio papà, mio fratello Renzo ed io) con il Piave, un barcone di Renosto, perché il nostro Ticino l’aveva preso mio fratello Leo, per andare a caricare latte in polvere a Ferrara.
Per arrivare a Scardovari abbiamo fatto questo itinerario: Casale, Portegrandi, Silone; poi siamo passati davanti a Burano, siamo arrivati a Venezia attraverso l’Orfano, cioè il canale di Murano, proseguendo per il Canale delle Navi e passando davanti al Lido, San Pietro in Volta, Pellestrina, Chioggia. A Chioggia siamo entrati nella via d’acqua che si chiama Canale di Valle che porta sulla Brenta. Là, passata una conca di navigazione che si chiama Brondolo, abbiamo continuato per il Canale di Valle fino ad arrivare, dopo un’ora, alla chiusa di Cavanella d’Adige sinistra. Passata anche questa conca, abbiamo attraversato l’Adige e siamo entrati in quella di Cavanella destra per poi prendere un altro ramo morto, il Canal Bianco, che porta all’ingresso del Po: Volta Grimana. Ma nel tratto fra Cavanella destra e Canal Bianco c’è il ponte della ferrovia che è basso, e la Maria Luisa, vuota, non ci passava sotto. Abbiamo aspettato che arrivasse la bassa marea con medio mare, ma ancora non riusciva a passare el brocón, che sarebbe la punta della prua, l’abbellimento del burcio. 
Allora abbiamo dovuto “salpare il battello”. Cioè abbiamo portato a prua il battello che ogni burcio si trascina dietro, l’abbiamo imbragato con quattro cime in barba de gàto e innalzato di circa un metro con àrgana e paranco. Poi l’abbiamo riempito di acqua, usandolo così come zavorra in modo da abbassare la prua e permettere al brocón di passare.

Il Natale del 1959

Superata la conca di Volta Grimana, sei sul Po. Se vuoi andare su, contro corrente, vai fino a Mantova, fino a Cremona. Noi invece siamo andati giù, verso il Delta.
Prima di partire abbiamo imbarcato un “pilota”, un vecchio barcaiolo della zona, mi pare si chiamasse Remo Bussàna, o comunque uno della famiglia Bussàna di Porto Viro. Perché il Po cambia spesso il letto, a causa della sabbia portata giù dall’acqua. Questi piloti, che vivevano sul posto, conoscevano i segreti del fiume e inoltre, prima di arrivare in barca da noi, perlustravano il Po con una barchetta e ne scandagliavano il fondo. Dopo conducevano la barca dove dicevano loro.
Quella volta, Bussàna ci ha portati nella sacca di Scardovari, a caricare frumento nell’azienda Ca’ Corniani.
Arrivati a Scardovari, la nostra barca si è preparata a caricare per prima, ormeggiando sotto il ponte stradale dove arrivavano i carri con i sacchi di frumento.
I sacchi venivano scaricati alla refùsa: cioè dal carro, fermo sul ponte, e svuotati direttamente sulla stiva del barcone sottostante. Normalmente per caricare tre barche ci voleva una settimana, se tutto andava bene. Ma quella volta, mentre noi eravamo sotto carico, ha iniziato a fare cattivo tempo. Piova, vento e neve. Mi ricordo che ha iniziato ad alzarsi l’acqua del Po. Noi abbiamo fatto appena in tempo a finire, a mettere i teli per coprire il carico; e l’acqua si alzava, si alzava.
Abbiamo messo in sicura le barche, buttato le ancore e abbiamo aspettato che passasse il maltempo e che l’acqua si abbassasse. Siamo andati a far provviste in paese e ricordo che mio papà mi ha portato nella pescheria di Scardovari, dove c’era uno storione di 120 chili catturato nel Po. Ritornato il bel tempo abbiamo finito di caricare anche le altre due barche.
Ma il Natale del 1959 era ormai passato, e l’abbiamo passato in barca, sul Po.
Il ritorno l’abbiamo fatto sempre in convoglio. Il primo giorno siamo arrivati a Volta Grimana. Il secondo al porto di Chioggia, che era una tappa d’obbligo: si scendeva per far viveri, per comprare il pan biscotto. Quella volta c’era anche un po’ di maretta e noi avevamo la barca carica al massimo, a manichée, e bisognava star attenti a non bagnare il frumento. Dovevamo aspettare che alla bocca di porto non ci fossero increspature e per questo siamo rimasti a Chioggia anche il terzo giorno. Il quarto giorno siamo arrivati a Marghera e mio papà è andato subito all’ufficio della Chiari & Forti ad avvertirli.
Ci hanno dato disposizione di andare “sotto silos” per lo scarico, e là uno sorba ha iniziato ad aspirare il frumento dal barcone. Ogni tanto prelevavano dei campioni per vedere se c’era umidità, perché i barcari avrebbero potuto anche buttarci acqua sul frumento per aumentarne il peso e tenersi la differenza con il peso dichiarato al momento del carico. Però l’azienda, mentre caricavi, ti dava “il campione” e quel campione doveva poi risultare uguale a quello prelevato durante lo scarico.

Lavorare da barcaro

Le operazioni di scarico sono durate quattro-cinque giorni, poi è arrivato l’ordine di andar a caricare zucchero a Cavarzere, sempre per conto di Bernardi.
Abbiamo ripreso la navigazione e siamo ritornati alla conca di Brondolo, abbiamo risalito un po’ il Brenta e siamo entrati in un suo affluente, il Gorzone, risalendolo fino a Cavarzere, dove c’era lo zuccherificio. 
Anche qua la stessa trafila. Scendere, prendere contatti con la direzione dello zuccherificio e aspettare il turno per il carico. Siamo andati sotto carico il giorno dopo. Arrivavano i sacchi da cento chili e i facchini li mettevano nella stiva. A caricare tutte e tre le nostre barche abbiamo impiegato ancora una volta una settimana. E oltre a noi di Bernardi, c’erano i barcari di Renosto, della cooperativa San Vito, della Mantovana, c’erano privati che lavoravano in proprio; c’erano tante barche perché era una partita di zucchero di 40.000 quintali.
Prima di lasciare lo zuccherificio ci hanno dato la “polizza di carico” con su scritto il tipo di merce, il tonnellaggio, il numero di sacchi. Siamo ripartiti per Venezia, questa volta per la Marittima, dove abbiamo aspettato che arrivasse la nave e a turno siamo andati sóto bórdo. La nave prelevava la merce dal burcio con “la giapponese”, una specie di rete da pesca che gli addetti abbassavano per mezzo del mànte (braccio) di una gru. Questa rete veniva caricata di venti e più sacchi alla volta e poi lentamente veniva issata e calata dentro alla nave. Ce n’erano due di queste “giapponesi”, che si alternavano una piena e una vuota.
Se tutto andava bene ci voleva una giornata a scaricare i 1800 quintali del burcio; due giornate se c’erano scioperi; tre giornate se c’era piova e sospensione del lavoro.
Però, dopo tre-quattro giorni, se la barca non era ancora scaricata, andava in staía, cioè ti veniva pagata una determinata cifra a compenso del fermo barca. Se passavano ancora più giorni senza che le operazioni fossero completate si andava in controstaía, cioè aumentava la spesa del nolo che ci dovevano corrispondere. Il pagamento era sempre a carico dell’armatore, che a sua volta si faceva pagare dallo spedizioniere o da chi riceveva la merce.
Dopo quei primi due viaggi a casa tornavo pochissimo, la mia casa era la barca. Se c’erano dei giorni da star fermi perché era festa o perché c’era da attendere il nostro turno di carico, tornava a casa mio papà e noi restavamo in barca. Prima di partire, mio padre mi dava un po’ di soldi e mi diceva: «Questi soldi devono bastarti da adesso che vado a casa fino a quando ritorno». Allora noi dovevamo arrangiarci, non c’era il telefonino, eravamo autosufficienti. Si imparava la vita, quella che non imparano i miei figli adesso. Si andava a far la spesa, ci si faceva da mangiare. Si viveva anche con la pesca, perché se prendevi il pesce i soldi non li spendevi e li mettevi nel salvadanaio. Si andava al cinema, si andavano a scoprire i paesi e le città.
Ferrara? Mi pareva di andare a vedere Nuova York a me. Ferrara? Tredici anni li ho compiuti proprio là. Mi ricordo che Berto Giacobbe, insieme con Tina Tòta e suo marito Aldo, che non avevano figli ed erano su una barca grande da tremila quintali che si chiamava Rosina, quando ho compiuto tredici anni, come regalo, mi hanno portato a Ferrara a vedere la Standa, per la prima volta.
Negli anni in cui ancora andavo via con mio papà, lavoro ce n'era sempre, e si caricava di tutto.
A volte si stava nel porto con i barconi a far la funzione dei container. Ci chiamavano sóto bórdo quando nei magazzini a terra non c’era più posto. Le navi scaricavano la merce nei nostri barconi e, quando avevano finito e si allontanavano, i barconi a turno accostavano alla banchina dove i camion venivano a caricare. Ricordo che arrivavano partite di carne Simmenthal dall’Argentina, carne River, carne di bufalo. Riempivamo i barconi e andavamo a caricare i camion.  
Glauco Stefanato nel 1962 (15 anni) al molo B di Porto Marghera 
Si andava a portare sabbia del deserto nello stabilimento di perfosfati che c’era a Portogruaro. La sabbia arrivava con le navi a Porto Marghera e veniva caricata con una gru grande, grandissima, sulle stive delle barche. Era una sabbia talmente fine che passava per i paiòli, il pavimento di tavole che copre il fondo della stiva. Ed era pericoloso perché se la sabbia andava giù, l’acqua che entrava in sentina la bagnava e la sabbia assorbiva, assorbiva, assorbiva… finché la barca andava a fondo. Allora, prima di caricarla, bisognava bagnare i paiòli, in modo che aumentassero di volume e le fessure si restringessero; oppure si andava a prendere fango sulle rive per “stuccarli” in modo che la sabbia non passasse. Perché è successo che delle barche cariche di sabbia si sono imbevute e i barcari non se ne sono accorti. Ad esempio a Caorle, sul canale del Canalónè andata a fondo la Luce, una barca di 2000 quintali di un armatore di Corbola; poi non l’hanno più tirata su, perché la spesa non valeva il guadagno.
In quella zona a volte ci si fermava, alla conca del canale Orologio, perché sul Livenza c’era troppa acqua. Nell’attesa che il livello si abbassasse, alla sera si faceva festa e i barcari si chiedevano: «Dov’è che andiamo a mangiare? Da Stefanato, da Vittorio!». Mio papà era il simbolo dei barcari, era il più conosciuto; preparava una grande frittata con uova, piselli e mortadella tagliata a pezzetti; e poi polenta per tutti. C’erano i Picenèi e i Cappellozza da Battaglia Terme, c’erano i Tiozzo da Sottomarina. C’era Beppe Quota da Porto Tolle, un omenón grande e grosso con la voce rauca e un chioggiotto, El Chìcari, che amava un po’ troppo il vino. Beppe Quota una notte si divertì a spaventarlo mentre tornava in barca dopo uno dei suoi giri per le osterie di Caorle, aspettandolo sull’argine vestito da fantasma con un lenzuolo bianco in spalla e un toscano acceso in bocca.
Si andava a Portogruaro con un convoglio di sette otto barche. Il primo giorno partenza all’alba e arrivo alle porte del Cavallino; se si riusciva a passare la conca si arrivava fino a Jesolo, ma di solito si aspettava il mattino successivo. Il secondo giorno si entrava nel canale Cavetta, dove c’erano tre ponti. Il primo — ponte Spano — si alzava “a pistoni” (ma ora si è incrinato, ha i pistoni che non funzionano e sono trent’anni che non si alza più); gli altri due si aprivano per lasciarci passare, ruotando a 90 gradi. A Cortellazzo c’era una conca da superare che richiedeva molta attenzione; poi si entrava nella Piave, altro passaggio difficile perché l’acqua andava forte. Poi conca e canale di Revedoli fino a Torre di Fine dove ci si innestava nella vecchia Livenza, canale dell’Orologio con relativa conca presso Caorle, dove finiva il secondo giorno di navigazione. Il terzo giorno non si incontravano più conche, ma solo ponti. Si risaliva il “Canalone grande” di Caorle (dove Hemingway andava a caccia col barone Franchetti) e si entrava nel Lemene; si superavano i due ponti della Saetta e si arrivava a quello di Concordia Sagittaria. Se si era in orario, lo si passava e in un’altra oretta e mezzo si arrivava a Portogruaro, proprio in centro dove c’è l’ospedale e dove c’era la vecchia filanda.
Là arrivavano i camion dello stabilimento di perfosfati e una gru iniziava il trasbordo. Ci volevano due giorni a scaricare un burcio carico di 1800 quintali di sabbia. Finito un viaggio se ne iniziava un altro, con la barca non si stava mai fermi.
Portavamo la sabbia del deserto a Mantova. Caricavamo la trachite a Battaglia Terme. Caricavamo carbon còco alla Vetrocoke. Rifornivamo di carbone — un tipo di carbone proveniente dalla Russia che chiamavamo per la sua forma vòvi de Pasqua — gli zuccherifici di Cavanella d’Adige, Pontelongo e Ceggia.
Portavamo zucchero grezzo proveniente da Cuba allo zuccherificio di Pontelongo dove lo raffinavano per poi riportarlo a Venezia e reimbarcarlo nelle navi. Sempre alla Marittima o a Porto Marghera caricavamo cotone, juta, lana che portavamo ai magazzini generali di Mestre.
Caricavamo pelli secche e pelli fresche, e quando c’erano pelli fresche ci mandavano “al confino” in Tronchetto, perché puzzavano. Abbiamo caricato pirite; abbiamo caricato sale minerale da portare a Mantova.
Nei pressi di Ferrara, sul canale Boicelli, c’era lo stabilimento Interlamide dove portavamo il granoturco Plata e Dentone, un grano bianco speciale proveniente dall’Argentina.
Nel porto fluviale di Ferrara si portava cemento dal cementificio che c’è a Chioggia in canale Lombardo.

Gli anni Sessanta.

Ma verso la metà degli anni ’60 il lavoro iniziò a mancare, scarseggiava; sempre meno, sempre meno e tutti i barcari della mia età cambiavano mestiere. A me seccava cambiare mestiere, perché la barca era di mio papà, io ero a bordo con mio papà. Però mio papà mi ha detto: «Ciò, è inutile che tu ti sacrifichi qua, che il lavoro sta sempre più diminuendo, va a trovarti un lavoro in fabbrica, come gli altri». Allora ha parlato con mio sàntolo(padrino) Bison da Casale, che mi ha trovato un posto nella vetreria Perziano e, [sfugge al narratore]… sono andato a caricare…, sono andato a lavorare in vetreria. Bello, tutto bello, all’inizio.
In fabbrica conoscevi ragazzi, ragazze. Ho conosciuto diverse ragazze. Ma dopo i primi due-tre mesi andavi drio a riva del Sil (lungo la riva del Sile) e vedevi le barche che passavano. Le barche… e ti veniva nostalgia, ti veniva nostalgia!
In fabbrica mi son trovato la morosa, Luisa Nordio; era figlia di barcari anche lei e aveva 15 anni.


Glauco Stefanato e Luisa Nordio

Luisa. Io ero già in fabbrica dal settembre 1965, e tu sei arrivato nel gennaio del 1966.
Glauco. Lei era una sgheréta, una ragazzina. Là dentro c’erano ragazze più grandi di lei, e io buttavo l’occhio su quelle più grandi.
Luisa. Quindici anni, avevo, e lui diciotto e mezzo.
Glauco. Mi ha detto: “Sono figlia di barcari anch’io”, e allora mi sono informato, suo papà era amico di mio papà.
Luisa. La roba che più mi faceva male era quando guardava le altre. Diventavo gelosa, gelosa dentro, da morire. Dicevo: “Con loro sì che parla, e da me non viene”. Sentivo questa attrazione, avevo il cuore che mi saltava fuori ogni volta che lo vedevo e mi dicevo: “Ma impossibile che non diventi mio moroso!”.
Ho fatto i salti mortali, ma alla fine è venuto con me, e siamo ancora assieme.
Glauco. In vetreria il mio lavoro non era di fatica. Pulivo la macchina del padrone, lavoravo col tornietto…
LuisaE sei rimasto fino all’agosto del 1966, quando hai avuto l’operazione di appendicite…
Io invece lavoravo in “molería”, sulle macchine, sulle mole. Eravamo in mezzo all’acqua, noi, eh! Era un lavoro faticoso e arrivavo a casa bónba (inzuppata) fino qua. C’era la pialla, c’era la macchina del bianchetto, quella che tirava su la mola, le macchine dove lucidavi sti “mandolotti”. E dopo andavamo in una stanza più grande dove ci saranno stati venti fuochi. Un caldo! Là veniva colata la cera che andava su questi piatti, c’era della catramina che teneva fissata questa roba. Poi si andava fuori all’aria aperta, sotto una tettoietta, dove c’erano della vasche con dell’acido. Noi dovevamo tirar via la colla a queste “mandole” di vetro immergendole dentro l’acido con dei cestini. Se non ci siamo ammalati i polmoni noialtri, chi vuoi che si ammali più! 
Glauco. Il mio invece non era un lavoro faticoso...
Ma io ero abituato a vedere il sole, vedere la luna, sentire il profumo della nebbia al mattino presto, farmi da mangiare.
Io sono nato libero. Così mi sono licenziato e sono tornato in barca. (…)

Una pagina del diario di Glauco Stefanato (gennaio 1974)

Lunedì 28 -1 -74
Alzato alle 4 e andato
a bordo Roberta partito
e arrivato a Malcontenta
ore 8 caricato venuto
via e restato fermo a
i pali di Venezia per
nebbia 
--------

Il resto del racconto continua nel libro Sile. La piarda di Casier, © Camillo Pavan, 2005
La “storia di vita” di Glauco Stefanato è stata raccolta e registrata da Camillo Pavan nei giorni 25, 26.VII e 5.VIII.2005 -

mercoledì 27 giugno 2012

Sile - Piarda di Casier (Pavan, 2005) - Indice dei nomi


(Esclusi Casier, Sile, Treviso, Venezia e l'elenco dei lavoratori dei Cantieri del Levante)

Adige, fiume, 117, 118
Agordo, 107
Ala Littoria, 107
Alemanna (strada), 15
Alessandria d'Egitto, 60
Alitalia, 107
America (Stati Uniti), 124, 130
Angéin el Ciósoto, capobarca, 109
Antonello don Luigi, parroco Casier,68
Apazzi Rino, 117
Argentina, 127
Arsenale di Venezia 18, 76, 78, 132
Arten (BL), 50
Ascoli Piceno, 80
Azzoni Avogadro (degli), Gherardo, 20
Babàto, mugnai di Casier, 97
Banbín, barcaro di Battaglia T., 137
Baraldi Leonardo e Gilberto, barcari, 112
Baratta Pietro, scultore, 16
Barbaro, casato veneziano, 16, 19
Barina Camillo, industria ghiaia, Casier, 2, 5, 7, 21, 29,35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 48, 73, 75, 87
Barina Umberto, el paronsín, industriale ghiaia, Casier 38, 40
Bariol Rino, meccanico, 108
Bassano, 48, 49
Bastogi SpA, armatori, 58
Battaglia Terme, 100, 124, 127
Battistella, appaltatore strade, 1854, 32
Bella Italia, trasmissione Rai, 140
Bellio Fragolón Amos, barcaro, 2. di copertina
Benedetto XV, papa, 23
Bepo Gobo da Casier, 101
Beraldino da Casier, podestà di Padova, 15
Berengario II, 15
Berlese Giuseppe, ingegnere, 1828, 34
Bermani Cesare, 19
Bernardi Dante, armatore fluviale, 2. di copertina, 91, 93, 118, 121, 134, 135
Bernardi Giacinto e Dino, 91
Bertuccioli U., 120
Bettello Gigi detto Piòla, 37
Bettello Sante, 36
Betteti Augusto, 30
Biancade, 22
Biasuzzo Adele, Casier, 88
Biblioteca comunale Treviso, 50
Biondi, cantiere nautico, 41, 42, 102
Biscaro Emilio, 64
Bison, Casale, 128
BMW 750, moto, 107
Boccasanta, armatori di MN, 135
Boccazzi Cino, scrittore, 11
Boite, 47
Bonaccorso da Casier, 15
Bonazzon, fotografo di Casale sul Sile, 139
Bonisiolo, loc. di Mogliano, 117
Boscolo Ciosòto Romano, barcaro, 2. di copertina
Boscolo Libero, Sottomarina, 93
Botteniga, fiume, 48
Brassoduro / Braccio Duro, comandante Brigate Nere, 5, 25, 27
Brenta, fiume, 36, 47, 48, 49, 50, 118, 121
Breslavia (PL), 60
Brigate Nere, 25, 26
Brolo-Lanza, casato veneziano, 17
Brondolo, conca di navigazione, 118, 121, 136
Brunello, prodotti petroliferi, TV, 109
Buranello Davide Nino, 135
Burano, 45, 78, 118

Burcio, burci e altre imbarcazioni  fluviali

Adige, motogabàra, 135
Altino, 141
Anna Rosa, di Rizzetto, 52, 96
Bonaventura, gabàra, in copertina, 135
Brenta, di Renosto, 138, 139
Charleroi, 131
Costanza, di Barina, 38
Elisabetta, di Barina, 38
Eridano, imbarc. turistica, 138
Favorita, di Barina, 38
Giancarlo, 107
Gigéta, di Barina, 21
Guido, di Renosto, 122
Ida, in copertina
Jole, di Barina, 38
Luce, 124
Luigi Rizzo, comacína, 109
Luisa, 93
Luzzara, 114
Maria Luisa, 118, 119
Maria Seconda, 93
Mariuccia, 93
Marte, imbarc. turistica, 139, 140
Massimiliana, petroliera, 109
Michele, 131, 135
Nazario Sauro, comacína, 109
Nino, 126
Nuova Adele, 93
Ottaviano, 55, 56, 57
Paolo C., di Cappellozza, 114
Pasquale Padre, peschereccio, 84
Piave, di Renosto, 118
Pipina, imbarc. turistica, 138
Roberta, 118, 129, 135
Roberto, 81, 84
Rosina, 123
S. Andrea, 93
S. Giovanni, di Rizzetto, 109
S. Marco, 71, 72
Salute, di Barina, 38, 39, 113
San Felice, in copertina, 93
Santo Stefano, 118
Silis, imbarc. turistica, 139, 141
Stradivari, imbarc. turistica, 138
Ticino, 109, 116, 118, 131, 132, 133, 135
Umberto, di Barina, 38

Businello (presso Portegrandi), 32
Bussàna Remo, pilota, Porto Viro, 119
Ca' Corniani, az. agricola, 119
Caccianiga Antonio, 33
Cadamuro Pietro, Silea, 41
Cadore, 15, 74
Caliari Benedetto, pittore, 19
Caliari Paolo (Paolo Veronese), pittore, 19
Callalta, strada, 22
Campo trincerato di Treviso, 22
Canal Bianco, 119
Canale Boicelli, 127
Canale Cavetta, 125
Canale dei Petroli, 136
Canale dell'Orologio, 124, 126
Canale delle Navi, 118
Canale di Revedoli, 125
Canale di Valle, 118
Canale Lombardo, Chioggia, 127
Canale Orfano, 118
Canalón, 124, 126, 133
Candelù, 48, 49
Canizzano, 31, 32, 33
Cantieri del Levante, 5, 20, 24, 25, 27, 53, 54, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 71, 75, 106, 107
Caorle, 82, 124, 125, 126
Caporetto, 18, 21
Cappellozza Bruno e Antonio, 114
Cappellozza Riccardo, 121
Cappellozza, fam. di barcari, 124
Cararetto Buféto Bruno, Casale sul Sile, 12
Carnelutti Francesco, avvocato, 16
Carrara, 16
Carraro Munaréto Bruno, 35, 41, 42
Carraro Munaréto Mafalda, 41
Carrer Baldín Nino, 93, 111
Cartiera Reali, Mignagola, 22
Casagrande Giovanni, alimentari, Casier, 2
Casale sul Sile, 7, 21, 31, 32, 33, 36, 41, 95, 97, 117, 118, 131, 139
Castagnotto Andrea, 22
Catena di Villorba, 22
Cavallino, conca, 125, 137
Cavallino, litorale, 132
Cavanella d'Adige, 118, 119, 127
Cavarzere, 121
Ceccotto, ingegnere, 42
Cecino Pietro, (Piero Poldo), barcaro, 52, 96
Ceggia (VE), 127
Celtis australis, pisoèr, Bagolaro, "Spaccasassi", (albero), 98
Cendon, 35, 40, 41, 89,90, 130
Centro Studi Sile, 20
Ceramica Tognana, 108
Cernobbio (CO), 58
Cervesato Umberto, calzolaio, 97
Chiari & Forti, industria, 2. di copertina, 5, 7, 19, 29, 37, 45, 51, 71, 72, 86, 88, 89, 90, 91, 92, 118, 120, 134, 135
Chiari ing. Enrico, 134
Chioggia 21, 22, 37, 54, 82, 83, 105, 117, 118, 120, 127, 138
Cismon, torrente, 50
Comacchio, 37, 116, 117
Conscio, loc. di Casale s. Sile, 33
Consorzio Agrario di Casier, 43
Contarina (RO), 131, 135, 137
Conte Giuseppe, Melma / Silea, 88
Conventi Armando, barcaro, 96
Cooperativa Toso, 88, 95, 99, 100, 116, 117
Corbola (RO), 93, 112, 124, 136
Corbolone di San Stino di Livenza, 21
Cordevole, torrente, 47
Corrado da Casier, 15
Corte d'Assise Straordinaria, Venezia 1945, 24
Cortellazzo, 125
Cortese Nicolas, Casale sul Sile, 142
Cossira, Società di navigazione, 136
Cremona, 119
Crosera Corinno, 79
Crosera Danilo, 79, 80, 84
Crosera Erminio (Mario), 79, 80, 84
Crosera Fioravante (Dante), squero - cantiere navale a Portegrandi, 79, 80, 84
Crosera Vincenzo (Céncio), 79
Cuba, 127, 130
Curia vescovile Treviso, 23
Da Casier, casato medievale, 5, 7, 15
Dal Borgo Michela, 33
Dal Pozzo Pietro, dirigente PCI, 24, 39
Dal Vi, cantiere, 139
Dalla Costa Ivo, 24
Dante Alighieri, 76
De Pascale, ingegnere collaudatore, 113
De Pieri Fascio Bertilla, 12, 13, 24
De Pieri Fascio Giuseppe, 12, 13
De Pieri Fascio Sante (Santo), capodraga Rizzetto, 12
De Pieri Odino, macellaio, 99
De Rosa, ingegnere, 139
Delta del Po, 119
Demattè Enzo, scrittore, 139
Di Colbertaldo Dino, 5, 11, 47
Diziani Gaspare, pittore, 16
Dodge, camion, 108
Dosson, 7, 8, 95, 101
Dosson, fiume, 16
Dotto Adriano, storico, 7, 14, 20, 22, 24, 88
Draga Casier, 2, 35, 42, 73
Draga Lavoro, 2, 36
Draga Sile, 2, 36, 37, 38, 40, 42, 57
Draga Superba, 2, 46
Draga Vittoria, 2, 46
El Chìcari, barcaro, 125
Eneolitico, 11
Ercole, 19
Falco, commissario brigata partigiana Wladimiro Paoli, 61
Falzè di Piave, 48, 49
Fantin Tèto, operaio cave Rizzetto
Fanton ghiaia, Treviso, 40
Fava (Faonetto), fam. di Villapendola, 52
Fava Tin, sarto, Casier, 18
Feltrina, strada, 48
Ferrara, 36, 37, 117, 118, 122, 123, 127, 138
Ferrovia "Adriatica", 22
Feste dell'Unità, 130
Fiat, auto, 107
Fiera di Treviso, 21, 35, 75, 94, 118
Fiesso d'Artico (VE), 35
Fontaniva (PD), 36
Fornace Bertoli, Lughignano, 108
Fornace Caberlotto, Lughignano, 108, 116
Fornace Gregorj, S. Antonino, 105
Forza Santon, capitano, 136
Fossalta di Piave, 80
Francesco Giuseppe (Cecco Beppe), imperatore d'Austria, 18
Francesconi Artirse Tullio, 2. di copertina
Franchetti, barone, 126
Franchi, 14
Franzin, el Bòi, 37
Friuli, 138
Friuli, 15, 138
Furlanetto Paola, 12
Gallo Ernesto, Meolo, 80
Gandin Bruno, Silea, collezionista foto, libri, ecc. del Sile, 2, 4, 7, 29, 89
Gardin Franco, Silea, 46
Gardin Giancarlo, fotografo, 6, 135, 140
Gasparini fratelli, Jesolo, 140
Gatto Norma, 116
Genova, 55
Gerosolimitani (cavalieri), 14
Gherardingher Maria Elisabetta, 12
Ghiaia del Piave, Noventa del Piave, 36
Giacobbe Berto, barcaro, 123
Giacomini Gerolemo, S. Antonino (TV), 33
Gibin Ottorino, barcaro, 118
Gino Marinante, barcaro, 126
Giorgetti Oberdan, Agente Alleanza Assicurazioni, 133
Giovanni da Casier, 15
Giovannini, capitano, 138
Girotto Antonio, sindaco Treviso, 32, 33
Giudecca, 89, 105, 113, 134
Giuriato Enzo, Silea, 46
Giuriato, el Duce, S. Antonino, 53
Giustiniani, casato veneziano, 16
Gnan Adriano, Silea, 135, 137
Gnan Vittorio, barcaro, 131
Gobbo di Notre Dame, 101
Gondar, Etiopia, 106
Goro  (FE), 96
Gorzone, fiume, 121
Gottardi Beppe (Forza detto Babao), barcaro, 93
Governolo (MN), 137
Grado, 82
Gran Sasso d'Italia, 22
Grecia, 108
Grosso Francesco, Sant'Angelo di Treviso, disegni, 30, 34
Hemingway Ernest, 22, 126
Interlamide, stabilimento, 127
Italia, 15, 27, 36
Jesolana, strada, 16, 53
Jesolo, 21, 125, 139
Krull Augusto, Treviso, 13
La Spezia, 55
Lago Verde, pizzeria, laghetti pesca sportiva, 12, 35
Lancenigo di Villorba, 22
Lanzago di Silea, 140
Lemene, fiume, 126, 133
Lenin, 130
Leonardo da Casier, 15
Lido di Venezia, 45, 107, 116, 118, 131, 132, 134
Limbraga, fiume, 47
Litoranea veneta, 125
Littorina (treno), 110
Livenza vecchia, 125
Livenza, 73, 74, 124
Lodi (Làvaro tajà), barcaro di Ferrara, 37
Longhin Andrea Giacinto, vescovo di Treviso, 23
Longobardi, 14, 15
Lovadina, passo sul Piave, 15
Lughignano di Casale, 16, 29, 33, 90, 124
Macerata, 80
Magistrato alle Acque (VE), 33, 47, 99
Magro Valentino, 64
Malamocco, 131  
Malcontenta, 129
Mantova, 116, 119, 127, 137
Mantovana (Società di Navigazione), 121
Marcon Gaetano (Nàno Barbièr), 99
Marelli, industria, 66
Marghera, 35, 36, 118, 120, 124, 127, 130, 133, 136, 137, 140
Maria Bambina (suore di), 24
Marino Ugo, comandante brigata partigiana Wladimiro Paoli, 61
Marittima (porto di Venezia), 122, 127, 130
Marte, 19
Marzari, editore cartoline, Schio, 2
Marzenego, fiume, 33
Massimo Vittorio, armatore, 109
Mazorbo, 132
Mazzolini avv. Ulisse, 58, 61
Mazzotti Giuseppe, 20
Medio Oriente, 137
Melma / Silea, 40, 57, 73, 74, 86, 87, 88, 90, 94
Melma, fiume, 47, 88, 89
Mengo Sergio, capitano, 138, 140
Meolo, 80
Mestre, 15, 127
Mignagola, 22
Milano, 47, 58, 107
Mlanesi Claudino (Dino), direttore cava di ghiaia Barina, 5, 30, 35, 36, 38, 39, 40, 41, 44
Molinella, località di Melma/Silea, 22, 72
Monastier, 47
Monigo (TV), 48 , 49
Montebelluna 47, 48, 50
Montecatini Edison (FE), 122
Montedison, Maghera, 136
Montello 22, 50
Montorio sul Vomàno (TE), 22
Morèa, località di Casale (TV), 41
Moro Aldo, 139
Morosini Annina, contessa, 17, 19
Moschini Cesare (OMT), 56
Mosole ghiaia, 40
Motonave Bice, 60, 67
Motonave Frances, 60, 66, 67, 68, 70
Motonave Massima, 60, 63
Motonave Mirella, 60
Motonave Sanaa, 60, 70
Motore Alfa 317, pag. 110
Motore Bianchi Miles, 45 HP, 113
Motore Bianchi, 110
Motore Bolinder, marino, semidiesel, 109
Motore Breda, da Littorine, 110
Motore di Balilla Fiat 508, 109
Motore Elve, 25 HP, 109, 113
Motore Fiat-Carraro, 134
Motore Kromau, marino, semidiesel, 109, 113
Motore Lombardini 2 cilindri, 109
Motore Mercedes Benz 120 HP, 107, 112
Motore OM Titano e Saurer, 110
Motore OM, 71
Motore Satima, marino, semidiesel, 109, 113
Motore Skoda, di carro armato, 109
Motori Fiat 21, 32, 34, pag. 110
Motori Fiat 680 e 682, pag. 110
Motta di Livenza, 74, 107
Motteggiana (MN), 135
Muggia, 58, 107
Murano, 21, 58, 118
Mure, mulini di, 31
Mus Gastone, barcaro, 124
Museo civico Treviso, 9, 11, 12
Museo della Navigazione, Battaglia T., 121
Museo della Terza Armata, Padova, 22
Napoli, 21, 70
Nardin Nino, 37
Nardin Orfeo (Pèi Mòmolo), 36
Navi Wladimiro e Lenin, 130
Nervesa, 47, 48, 49, 50
New York, 123
Noè, arca di, 77
Nordio Luisa, 128, 141
Noventa del Piave, 36
NSU, automobile, 130
Nuova Trevigiana, strada, 31
Oder, fiume, 60
Officine Meccaniche Trevigiane / Trevisane (OMT), 5, 37, 39, 53, 54, 55, 56, 57, 58
Olanda, 38
Olivari, capitano, 136
Ongaresca, strada, 15
Orfanotrofio Toso, 24
Ospedale Ca' Foncello, Treviso, 107
Ospedale civile San Leonardo, Treviso, 17, 23, 41
Osteria alle Pioppe (Casier, TV), 42
Osteria da Nea (Silea, TV), 87, 92
Ostiglia (MN), 136
Padova, 47, 116
Paese, 41
Pagnan, silos cereali, 114, 138
Pagnin Arnaldo, passo a barche, 24
Paoli Wladimiro, brigata partigiana zona Treviso, 61
Papparotto Antonio, 25, 26, 106, 107, 111
Papparotto Bruno e Artemio, S. Zeno di TV, 105
Papparotto Cesare, Giovanni, Luigi e Vittorio, 105
Papparotto Emilio, 27, 105
Papparotto Fàva, Ca' Barbaro, 105
Papparotto Luigi, 106
Papparotto Mirco, 100, 106
Papparotto Renato, 2. di copertina, 4, 7, 25, 26, 68, 73, 97, 105, 112
Parco del Sile, 102
Pariani Riccardo (OMT), 56
Parigi, 101
Paro Emilio, macellaio, 101
Paro Gabriella, 37
Parpinel Angela, 24
Parpinel Emilio, 118
Parpinel Giovanni (Nanèi), 116
Parpinel Otello, meccanico, 111
Parpinel Stelvio, barcaro, 41
Parpinel Virginia, 24
Partito Comunista Italiano, 39
Pasin Giancarlo, 35, 44, 52, 53
Passarella Franco, Portegrandi, 78, 79
Passarella Lorenzo, 79
Passazi Antonio, parroco di Casier, 23
Pastrolin Renato, design copertina.
Pattana Berto e Nino, marinanti, 81
Pavia, 118
Pedrali, ingegnere, Mogliano, 140
Pellestrina, 37, 82, 118
Pero di Breda di Piave, 22
Peròco Nàne, 5, 18, 19
Perziano, vetreria Casale sul Sile TV, 128
Pescantina, 118
Pezzan di Carbonera, 22
Piave Vecchia - Sile, 18
Piave, 15, 21, 22, 32, 47, 48, 50, 125
Piave, alluvione 1966, 130
Piave, battaglia, 22
Pin Adriana, 141
Piovesan, armatori di Fiera TV, 75, 118
Pisani, casato veneziano, 16
Plata e Dentone, mais, 127
Po, fiume, 117, 118, 119, 120, 135, 136, 137
Poggi Vincenzo, 56
Polesine, 36
Poli Bepi, mugnaio, 97
Ponte delle Bilance, 133
Ponte di Concordia Sagittaria, 126
Ponte Spano, 125
Pontebba, 47
Pontelagoscuro, conca, 138
Pontelongo (PD), 127
Ponti della Saetta, 126
Ponzano Veneto, 22
Pordenone, 117   
Porta Giuseppe, 22
Portegrandi, 5, 21, 32, 78, 79, 80, 81, 84, 99, 118, 131, 132, 133
Porto Tolle (RO), 36, 124
Portogruaro, 124, 125, 126, 133
Poveglia, isola, 131, 132
Pozzebon Benedetto, ferroviere, 111
Pozzobon Giuseppe, oste, 97, 100
Prato, 124
Predil (Raibl), miniere, 50
Pregnolato Renato, barcaro, 135
Prima guerra mondiale, 18, 19, 21, 35, 40, 80, 95
Quaderni del Sile, rivista, 9, 11, 20, 139
Quarto d'Altino, 84
Quero, castello, 15
Quinto di Treviso, 31, 47, 48, 49
Quota Beppe, barcaro, 124, 125
Rambaldo I di Collalto, 15
Rasera Ivo, capo-officina cave Rizzetto, 44
Rasera Luigi Jijo, direttore cave Rizzetto, 44
Renosto Dino, armatore, 106, 111, 121, 135, 138, 139
Repubblica di San Marino, ospedale da campo a Casier durante la Prima guerra mondiale, 22
Repubblica Sociale Italiana (RSI), 27
Resistenza, 24
Rimorchiatore Adolfo, 2. di copertina, 91
Rimorchiatore Carlo Alberto 91
Rimorchiatore Carus, 63
Rimorchiatore Dora, 136
Rimorchiatore Giorgio, 136, 137
Rimorchiatore Renzo, 73
Rimorchiatore Servus, 60
Rimorchiatore Tantalo, 137
Rimorchiatore Trieste 91
Rimorchiatore Tusa, 136
Rimorchiatore Wladimiro, 63
RINA, Registro ital. navale, 58, 60
River, carne in scatola, 124
Rizzato Giuseppe, barcaro, 94
Rizzetto Enrico, industriale ghiaia, Casier, cave, 2, 5, 12, 35, 39, 44, 46, 53, 116
Rocca d'Arsiè (BL), 50
Roggia di Casier, 32, 99, 116
Roma, 19
Rombo Agostino, possidente, Casier, 17
Romea, strada, 36
Rompiasio Giulio, 33, 105
Roncade (TV), 21
Ronfini Mario (OMT), 56
Ronfini Raimondo (OMT), 56
Rossano Veneto (VI), 91
Rossato, cantiere di Porto Marghera, 140
Rossetto Umberto Pìto, barcaro, 131, 132
Rosso Giovanni (Bepi Rossetto), barcaro, 37, 38, 89, 130
Rottanova (VE), 100
Rovigo, 22
Rubini Leo, 64
Rul, fiume, 47
Russia, 127, 130
Saccon Romeo, peòta, 94
Sacramentini, seminario dei, 90
San Biagio di Callalta (TV), 22
San Cassiano di Quinto (TV), 48, 49
San Floriano (loc. di San Biagio di Callalta), 22
San Giuliano (VE), 138
San Michele del Quarto (VE), 121
San Pietro in Volta (VE), 118
San Teonisto, 101
San Vito, cooperativa barcari, 121
San Zeno di Treviso, 31, 105
San Zeno, monastero di Verona, 14
Sandon Franco, 2. di copertina
Sant'Angelo sul Sile (TV), 31, 32, 33, 34
Sant'Antonino di Treviso, 16, 21, 23, 33, 35, 39, 46, 53, 105, 113
Sant'Elena di Silea (TV), 15
Sant'Elena di Venezia, 132
Sant'Erasmo (VE), 45
Santa Bona (TV), 49
Santa Marta (porto di Venezia), 122
Santi Pietro, Paolo e Teonisto, 14
Sartor Ivano, storico, 24
Sartorato, trattoria, 100
Sartorello Eugenio, 64, 67, 70, 107
Scardellato, cantiere, 137, 141
Scardovari, 118, 119, 120
Scottà Antonio, storico, 23
Sebring, Casier, 141
Senna, fiume, 101
Serena Antonio, storico, 24
Serenissima (Repubblica di Venezia), 31, 88, 105
Sestri Ponente (GE), 55
Sile "morto" di Sant’ Antonino, 16, 17
Sile – caldaie (costruzioni termoidrauliche), Casier, 16, 35, 53, 54
Silea, 2, 7, 25, 26, 41, 44, 51, 53, 76, 81, 87, 93, 94, 107, 134, 137
Silone, 118
Simmenthal, carne in scatola, 124
Simonetto Luciano, 139
Sirio Giuseppe, Casier, 32
Slovenia, 80
Società Veneziana (Navigazione), 114
Solstizio, battaglia, 22
Sorelli, maestra elementare, 97, 117
Sottomarina, 34, 37, 81, 82, 117
Sperandio Elio, 79
Spercenigo, 22
Squero Baratti Alcide, Motteggiana (MN), 135
Squero Barina, 5, 71
Squero Ceccotto, 71, 75
Squero Cobelli fratelli, Pescantina (VR), 118
Squero Crosera, Portegrandi (VE), 79, 80, 81, 82, 93, 110, 133, 134, 138, 139, 140
Squero La Prora (Viezzoli), 5, 51, 71, 72
Squero Rizzetto, 52
Squero Schiavon Benedetto Déto, San Pietro in Volta (VE) 118
Squero Vezzà, 5, 38, 71, 72, 74, 75
Standa di Ferrara, 123
Stefanato Bruno, barcaro, 107
Stefanato Elena, 117
Stefanato Giovanni, barcaro, 2. di copertina, 124, 135
Stefanato Glauco, 4, 5, 7, 97, 100, 101, 115,116, 126, 128, 129, 141
Stefanato Leo, barcaro, 97, 118, 133, 135, 138, 141
Stefanato Renzo, barcaro, 118
Stefanato Vittorio, barcaro, 5, 20, 21, 107, 109, 124, 133, 141
Stein Vittorio, cartoline, 95
Storga, fiume, 33
Stucky, mulini, 45, 86, 89, 106, 111, 113, 134
Taglio del Sile (Fiera - Silea), 36, 46
Tasca Vincenzo, meccanico di Casier, 107
Terraglio, strada, 31, 33, 109
Terre Perse, laguna di Venezia, 132
Tieppo Piero, Vallà di Riese, 102
Tina Tòta, barcara, 123
Tiozzo Brasiòlamarinanti, 96
Tiozzo, fam. di barcari, 124
Tiso ghiaia, 40, 42, 131, 132
Tito, Josip Broz, 107
Tognana Aldo, ingegnere, 108
Tolle (RO), 118 
Topazio, olio di semi, 113
Torre di Fine, 125
Torre Eiffel, 101
Torre, località di Lughignano di Casale sul Sile (TV), 41, 90
Tortorici, capitano maritt., 136
Torzo Nicola, barcaro, 39, 113
Tosello Don Ruben, parroco di Casier, 96
Toso Angelo, mulino, 5, 37, 86, 88, 89, 90
Tozzato Giovanni Battista, storico, 7, 14, 15, 20, 22, 24, 88
Trevisan Giorgio, Burano, 77
Trieste, 66, 82
Trona (RO), 88
Tronchetto, VE, 127
Tùbia Bepi, gestore pesa e postino di Casier, 99
Tùbia Ilario, 36
Tùbia Lina, 37
Tùbia Ugo, fornaio di Casier, 99
Turato Gianfranco, 2. di copertina
Turazza, istituto, 117
Ungheria, 117
Urban Carlo, 77, 79
Vaccari Cesare, 36
Vacil, 22
Vajont, 11
Vallà di Riese (TV), 102
Vascon, 22
Veròi Pietro, barcaro, 21
Vetrocoke, 127
Vettore Picenèi Aristide, barcaro, 93, 100, 124
Vezzà Domenico, 74
Vezzà Francesca, 76
Vezzà Gastone, 76
Vezzà Luigi, 73, 74
Vezzà Mario, 74, 75, 78, 96
Vian, allevamento maiali, Casier, 41 
Vianzino ingegner Carlo, el nòno, Cantieri del Levante, Casier, 107
Vicentini fratelli, barcari, 138
Vicenza, fiera di, 108
Vidor (TV), 48, 49
Viezzoli ingegner Lorenzo, direttore Cantieri del Levante di Casier 25, 27, 58, 64, 66, 67, 71, 107
Villa Barbaro (Ca’ Barbaro), 16
Villa Barbaro (Ghedini-Roman), 20
Villa Carlotta (Rombo-Morosini), Casier, 17, 18, 19, 24, 25, 40, 71
Villa Toso, Casier, 16, 22, 24, 90, 95
Villa Valier - Battaggia, Silea, 8, 19, 38, 51, 71
Villapendola, 12, 16, 35, 44
Villorba (TV), 22
Violo Tullio, Casale sul Sile, 36
Vollo Luigi, Magistrato alle Acque, 47
Volta Grimana, conca di navigazione, 118, 119, 120
Vòlto dei Vèci, 20, 40
Vòlto del Barbaro, 20
Vòlto del Capitèl, Casale, 140
Vòlto del Palo, Casale, 40
Vòlto di Ca' Barbaro, 24
Vòlto di Sant'Elena, 40
Voltri GE), 55
Zampieri Oreste, direttore Cooperativa Casier, 100
Zanatta Alessandra, 139
Zanchetta Elsa, 68
Zanetti Pier Giovanni, storico, 84
Zanettin Antonio, pittore, Sant’Antonino di Treviso, 92
Zennaro Fortunato (Nato Panà), barcaro, 21

Dal libro Sile. La piarda di Casier Navigazione Stefanato editore, 2005