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giovedì 11 dicembre 2014

20 aprile 1989 a bordo del SILIS dei fratelli Stefanato-Navigazione Fluviale. Presentazione del libro Sile

Porto di Casale sul Sile: Glauco Stefanato accoglie gli invitati
alla presentazione del libro SILE: alla scoperta del fiume.

Gli storici Giampaolo Cagnin e Mauro Pitteri in attesa dell'imbarco
sulla motonave Silis (Navigazione Stefanato) al porto di Fiera sul Sile - 20 aprile 1989.

Oltre a tutti i collaboratori del volume (Bernardino Carpenè, Giuliano De Menech, Gaetano Lanaro, Monica Marcon, Francesco Mezzavilla, Sergio Tommasini, Michele Zanetti) e a Cino Boccazzi che aveva scritto la prefazione (e presenterà il volume a bordo) in quel giorno di primavera di venticinque anni fa c'erano sul SILIS gli invitati di Glauco e Leo Stefanato e i miei. Fra questi, i compagni di classe di mio figlio (prima A, scuola media Andrea Mantegna di Santa Maria del Sile) accompagnati dal prof. Giuseppe Allegro che mi fece poi recapitare una lettera di ringraziamento da parte di ciascun allievo.
Sapevo di aver conservato quelle lettere, perché l'iniziativa dell'insegnante mi era stata particolarmente gradita, ma sapevo anche che erano state sommerse dal molto materiale cartaceo accumulatosi nel corso degli anni nella libreria.
Le ho ritrovate oggi pomeriggio: troppo belle per non pubblicarle.  



1989 - Presentazione libro a bordo della Silis, F.lli Stefanato
TV - 5 - 5 - 89

Egregio Signor Pavan Camillo,
sono un alunno della classe 1.a A della "A. Mantegna" e anche amico di Libero.
Le scrivo questa mia lettera per ringraziarla di averci fatto visitare il Sile con il batello. per me è stata una bella esperienza, ho osservato cose che prima non avevo visto.
Sono stato colpito quando ho visto le barche ormai abbandonate, le ville e i pescatori che pescavano.
Termino queste mie poche righe per ringraziarla di nuovo.
Distinti saluti da
                                Alex



1989 - Presentazione libro a bordo della Silis, F.lli Stefanato
Treviso, 29-4-89

Egr. signor Pavan,
sono Antonella, una compagna di classe di suo figlio, e ho pensato di scriverle per ringraziarla della meravigliosa esperienza vissuta sul battello "Silis".
Quando suo figlio è venuto a scuola, con l'invito alla nostra classe per la presentazione del suo libro mi sono sentita molto felice, perché non avevo mai partecipato a una manifestazione simile e poi mi attirava il fatto che tutto ciò avvenisse a bordo di un battello sul fiume Sile
Quella mattina ero un po' emozionata e pensavo dato che a me piace molto scrivere, che deve essere molto bello concludere il proprio lavoro con un libro
Anche il cielo doveva aver capito l'importanza dell'avvenimento infatti fra tanti giorni di pioggia, quella mattina c'era il sole.
Le rive del Sile erano più verdi del solito e un gruppo di anatre con i loro piccoli sembrava incuriosito al passaggio di tutti noi raccolti da questo scrittore che aveva parlato del loro fiume
E' stata una giornata piena di simpatie e semplicità, infatti appena arrivata a casa ho detto a mia mamma: "Vorrei essere ancora sul battello, perché là ci si sentiva proprio bene".
La ringrazio ancora e spero che presto possa venire a farci una visita a scuola, per fornirci ancora notizie interessanti sul nostro fiume Sile
                                                                                                                                          Antonella




TV 3/5/89

Egregio Sig Pavan
Le scrivo queste poche righe perché sento il bisogno di ringraziarla per una giornata resa indimenticabile da lei. Una giornata di sole trascorsa in compagnia sua e della classe sul nostro fiume Sile, che lei ci ha reso familiare grazie alle sue ricerche e spiegazioni, apprese durante la gita.
Questa è stata una esperienza unica e non sarà facile ripeterla: io vorrei farle delle domande per approfondire questo argomento e sono lieto di invitarla in classe
Distinti saluti
                       I.a A
                                   Damiano



1989 - Presentazione libro a bordo della Silis dei fratelli Stefanato

Treviso 11 - 5 - 1989

Gentile Signor Pavan Camillo,
Le scrivo queste poche righe per ringraziarla della bellissima giornata trascorsa sul Sile in occasione della presentazione del suo nuovo libro.
La ringrazio ancora perché mi ha fatto vedere zone del fiume che non avevo mai visto e che non vengono ormai più curate dall'uomo.
Resterà sempre in me un bel ricordo la grande mangiata di paste molto buone e le tante lattine bevute di coca cola.
Tanti saluti da
                           Davide



1989 - Presentazione libro a bordo della Silis dei fratelli Stefanato
Treviso, 11,5, 1989

Egregio signor Camillo Pavan,
desidero prima di tutto ringraziarla per la esperienza passata sul battello "Silis" e anche per il lungo giro fatto sul Sile. 
Non ho mai fatto un giro a bordo di un battello su di un fiume, per me è infatti stata una esperienza nuova, che mi ha portato a vedere cose bellissime, e mi ha fatto imparare cose che prima non sapevo.
Durante il viaggio, ho potuto vedere anche grandi ville, costruite molto tempo fa. 
Il suo libro, penso che sarà utile a me e a molte persone, ma soprattutto a quelle persone amanti del Sile.
Credo che non dimenticherò mai questa mia esperienza: è stata emozionante e penso che mi sarà utile in futuro.
Distinti saluti
                       Elisa B.


1989, Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato
TV - 29 - 4 -1989

Gentile signor Camillo Pavan,
ho pensato di scrivere questa lettera per ringraziarla della splendida gita sul Sile del giorno 20 aprile.
E' stata una gita molto istruttiva, grazie alla quale ho potuto conoscere molte cose che prima non sapevo sul Sile, il più lungo fiume navigabile che nasce da risorgive, infatti non avrei mai pensato che questo corso d'acqua, che spesso vedo e ammiro, potesse nascondere così tanti segreti che lei ha svelato nel suo nuovo libro: "Sile: alla scoperta del fiume". Con questa la vorrei anche ringraziare per il libro che ha regalato alla mia classe. Non ho ancora avuto, però, l'occasione di sfogliarlo, ma quando lo farò lo leggerò molto volentieri e sono certa che mi piacerà moltissimo. Il barcone sul quale abbiamo navigato tutta la mattinata era bello e ben "addobbato". Oltre alla gita e al libro la vorrei ringraziare per il rinfresco e i pasticcini, che ognuno ha gradito.  
La ringrazio, ancora una volta, per ogni cosa che ha fatto per la mia classe e la prego di gradire i più sentiti saluti.
                     Elisa T.


Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato
Treviso, 2 maggio 1989

Gent.mo signor Camillo Pavan,
desidero ringraziarla per l'esperienza vissuta sul battello "Silis" in occasione della presentazione del suo libro: "Sile: alla scoperta del fiume".
E' stata una bellissima giornata durante la quale abbiamo potuto scoprire il nostro fiume: il Sile, nei suoi meravigliosi paesaggi, la sua fauna, la sua vegetazione, l'importanza per i commerci nei tempi passati, per la pesca, la sua storia e le attività che si praticano su di esso; una meraviglia che sta per scomparire a causa di un progresso selvaggio.  
Grazie al suo libro noi tutti possiamo capire che importanza ha questo nostro fiume e ci daremo da fare per salvarlo.
Ringrazio
                  Elisabetta


Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato

Treviso, 20.04.1989

Egr. Sig. CAMILLO PAVAN
S. Maria del Sile
T R E V I S O 

Egregio Sig. Camillo Pavan,
volevo ringraziarLa per la bellissima esperienza vissuta il 20 Aprile 1989.
Abbiamo fatto un bellissimo viaggio scoprendo cose nuove, come il cimitero dei barconi, la chiusa e molte altre cose. 
Grazie alla presentazione del libro "Sile: alla scoperta del fiume" e alla disponibilità dei F.lli Stefanato abbiamo appreso tutto ciò che succedeva lungo la riva del Sile. E' stata una magnifica giornata, anche grazie al tempo favorevole.
Voglio ringraziarLa per tutto ciò che ha organizzato per noi.
Cordiali saluti
                          Enrico


Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato
Treviso, 11 Maggio 1989

Gentile Signor Camillo Pavan
La vorrei ringraziare per la gita sul battello che abbiamo fatto il 20 aprile, in occasione della presentazione del suo libro: "Sile, alla scoperta del fiume".
Ringrazio anche i fratelli Stefanato, perché ci hanno guidato lungo il Sile e anche per il buon servizio del battello.
Il viaggio mi è piaciuto, perché è stato bello e divertente; mi sono piaciute le chiuse ed ho seguito le fasi nel passaggio da un livello all'altro del fiume. La vegetazione lungo il fiume era bella, perché c'erano fasce di pioppi e di altri alberi, poi c'erano molte anitre e gallinelle d'acqua, ho notato anche che lungo le rive c'erano molte ville venete con gli scalini che scendevano al fiume.
Questo viaggio per me non sarà dimenticato, perché ho visto il fiume più importante di Treviso.
Con questa lettera oltre che ringraziarla vorrei invitarla a scuola a parlare del suo libro e farci conoscere altri segreti e bellezze nascoste del Sile.
Distinti Saluti
                         Francesco






Treviso 11/5/89

Caro Papà
Vorrei ringraziarti per l'esperienza che ci hai fatto vivere il 20 Aprile.
La sera prima, io (e, penso come me tutta la classe) non riuscivo a dormire tanta era l'agitazione. Eppure, sembrerà strano, ma mi sono addormentato proprio quando ho pensato: "E se tutto va male?"
Alla mattina ero con la testa tra le nuvole, tanto che a scuola mi sono dimenticato di prendere la cartella e l'ho lasciata nell'atrio. 
Quando siamo partiti pensavo: "Chissà come sarà la nave!" In autobus avevo perso il contatto con il mondo intorno a me, pensando al Sile, questa meraviglia (un po' inquinata, ma lo stesso bella) immersa nel verde solcata da un battello, che non riuscivo ad immaginare.
Arrivato sul molo ogni dubbio svanì alla vista della "Silis": la motonave.
La crociera fu un'esperienza indimenticabile. Molte volte avevo percorso gli argini in bicicletta e mi sono sempre sembrati belli, ma non avrei mai immaginato che dall'acqua potessero essere meravigliosi.
Proprio per averci fatto vivere un'esperienza indimenticabile ti ringrazio (anche per i buoni pasticcini).
Ciao - ciao
                 Libero






Egregio sig. Pavan,

l'esperienza che ho vissuto, quel giorno, è stata molto positiva, perché ho conosciuto meglio il Sile, vedendolo proprio da vicino e anche perché ho conosciuto persone molto importanti.
Tutta la 1.a A, compresa io, siamo lieti d'invitarla qui nella nostra scuola: "A. Mantegna", per parlarci un po' del suo libro e anche per insegnarci le cose più importanti del fiume.
Io, e la mia classe, ringraziamo lei e i fratelli Stefanato, per averci dato la possibilità di partecipare alla sua giornata.
                                           Mara



Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato
TV-25-4-1989

Egregio Signor Camillo Pavan
la voglio ringraziare per l'ospitalità e le bellissima esperienza fatta giovedì  venti aprile a bordo del battello "Silis", in occasione della presentazione del suo nuovo libro: "Sile: alla scoperta del fiume".
Tutta la classe si è molto divertita ed anche i professori, che lei ha invitato tramite una lettera, che suo figlio ha consegnato. 
Le faccio le congratulazioni per il libro frutto di un lungo e faticoso lavoro
Distinti saluti
                        Marco F.




Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato
Treviso, 12/5/89

Egregio Signor Camillo Pavan,
La vorrei ringraziare per la splendida giornata passata sul battello "Silis" in occasione della presentazione del suo libro "Sile, alla scoperta del fiume".
Questa gita è stata molto istruttiva, perché ho visto molte cose nuove, per esempio le antiche ville venete.
Vorrei congratularmi con lei per il suo magnifico libro; io sono stato il primo a leggere qualche parte e lo trovo molto bello, istruttivo e preciso.
I più distinti saluti
                                  Marco M.




Treviso, 10/5/'89

Egregio sig. Pavan,
sono un compagno di classe di Libero, mi chiamo Massimo...
Vorrei ringraziarla per avermi fatto conoscere alcuni segreti del Sile quando ho partecipato, insieme ai miei compagni, alla presentazione del suo libro "Sile: alla scoperta del fiume".
Mi ha sorpreso il cimitero dei barconi perché non avevo mai avuto l'occasione di vedere quelle imbarcazioni sommerse dall'acqua e lasciate fuori alle intemperie. 
Mi ha incuriosito inoltre sapere dove abita Red Canziani, anche se il complesso dei Pooh, di cui fa parte, non è il mio gruppo preferito.
Io ho avuto modo di conoscerla come padre e ora anche come scrittore, ciò mi ha reso orgoglioso.
Il suo libro mi ha incuriosito e ne ho letto alcune brevi parti, che mi sono sembrate interessanti, perciò le auguro che il suo libro abbia un successone. 
Colgo l'occasione per invitarla in classe nostra quando sarà disponibile
Distinti saluti 
                          Massimo



Presentazione libro a bordo di motonave Silis dei fratelli Stefanato

Treviso, 4-5-1989

Egregio Signor Camillo Pavan,
La ringrazio infinitamente per il suo invito a partecipare alla presentazione del libro "Sile: alla scoperta del fiume" e per averlo donato alla classe.
Ho gradito la sua idea di trascorrere alcune ore in compagnia sul battello "Silis", che ci ha portato lungo il Sile, dove abbiamo apprezzato la bellezza del paesaggio.
Vogliamo che lei venga un giorno in classe, per parlarci del suo ultimo libro.
Sperando in una sua risposta positiva, le porgo distinti saluti
                                                                                                                Maurizio



La busta contenente le lettere degli allievi
della classe Prima A - Scuola media Andrea Mantegna
Santa Maria del Sile - Treviso.
A. s. 1988-89, prof. Giuseppe Allegro


mercoledì 5 settembre 2012

Glauco Stefanato, patrocinatore dell’opera

Intervento alla presentazione del libro  "Sile, la piarda di Casier" - 16 novembre 2005



Da sinistra: Glauco Stefanato con il nipote Nicolas Cortese, Camillo Pavan e Ivano Sartor a bordo della motonave Silis della Stefanato Navigazione, ormeggiata nel porto fluviale di Casier
[Avevamo lasciato un’opera] alle spalle, incompleta… allora ho chiamato Camillo Pavan. Sapete come ho conosciuto Camillo Pavan? Vado a comperarmi il giornale, a Casale sul Sile, nel 1987 (1986) e vedo un libro scritto: Drio el Sil.
Drio el Sil, ciò, xe roba, a xe aqua, a xe movimento, a xe a me vita. Compro el libro. Leggo il libro, ma non trovo niente di qua della conca [di Silea], tutto su[lle] risorgive e tutto il resto. Allora chiamo questo Camillo Pavan e ghe digo: “Camilo… mi son Stefanato… come mai no te ga scrito niente della navigazione?”. 
Ascolta l'audio - Alora iu me dise: “No go gnente, non ho elementi in mano”. Va beh. Vieni a trovarmi.
Viene a trovarmi e gli ho presentato [il decano], che era mio papà, della navigazione e dopo… fotografie, e dopo, altre testimonianze… e Camillo Pavan in due anni, assieme ad altri collaboratori ha fatto un’opera bellissima. L’abbiamo sempre presentata a porto di Fiera, vero Camillo? vero [Gianni]  Turchetto? [sì … 1989]. Ecco, 1989.
Gianni Turchetto
Testimonianze e via via di questi barcaioli, lavandaie, … tutto questo settore sociale che si svolgeva lungo la via d’acqua e le altre vie d’acqua, perché i barcaioli qua, da questa piarda, partivano carichi di ghiaia, di mattoni delle fornaci e gli altri andavano, come ho detto prima, lungo altri fiumi.
Allora Camillo parte. Dopo, Camillo è pronto con l’opera, con questa [monografia], ma non trova sponsor.
Non trova sponsor (…) sponsorizzare la cultura è una cosa interessante, molto valida: l’abbiamo sponsorizzato io e mio fratello [Leo], la famiglia Stefanato.
Dopo ho raccolto altre testimonianze, nel frattempo. Poi abbiamo fatto quattro ristampe, via, via, via… mi trovo qui con Papparotto in pizzeria, parlo… mi dice, qua, là, su, giù… quelle cose che non abbiamo raccolto prima. E dopo anche con Bruno Gandin, qui, e altri barcaioli. Allora ho chiamato Camillo. Camillo!
«Ma ti te si mato, te si mato…», mi fa. Sei pazzo. No, non si può fare, qua e là….
Va bene. Lasciamo stare.
Richiamo dopo quindici giorni… «Dai Stefanato che partiamo!».
Così, questa è la conclusione. Io ho finito, grazie.


Sile, la piarda di Casier - Presentazione di Ivano Sartor


Il 16 novembre 2005 Ivano Sartor, storico ed ex sindaco di Roncade, presenta il volume La piarda di Casier sulla motonave Silis della ditta Stefanato Navigazione di Casale sul Sile ormeggiata nella “piarda”, il porticciolo fluviale di Casier.

Camillo Pavan e Ivano Sartor prima della presentazione
ASCOLTA L'AUDIO «Allora, buongiorno a tutti. Io avrei questo compito, anzi, ho questo compito di illustrare il libro di Camillo Pavan.
Il primo impatto che si ha affrontando quest’opera è il titolo: Sile, la piarda di Casier. Spero di aver pronunciato giusto piarda. Perché noi che siamo, credo, come la maggioranza qui, uomini terricoli, di terraferma, conosciamo poco il lessico particolare del mondo che vive sull’acqua, delle professioni dell’acqua. […]
PIARDA, leggo nel risvolto di copertina: “Termine tipico della navigazione interna, con cui viene indicato un tratto di argine posto sulla curva di un canale o di un fiume dove la barca può accostarsi per caricare o scaricare merci”. Questa è una definizione tratta da un’opera che si occupa anche di questi aspetti, di idrotoponimi. La piarda quindi è, in sostanza, un approdo fluviale adatto all’attività di carico e scarico. E mi pare di capire, a naso, io non sono uno scienziato di questo particolare settore … mi pare chiarissimo il riferimento dal termine pigliare, piàr e quindi caricare, scaricare, prendere, mettere dentro nelle barche. E qua a Casier, ovviamente … basta guardar fuori … qui si svolgeva questa attività come si svolgeva in tanti altri punti strategici del fiume Sile, dalla sua foce, dal suo arrivo in mare, fino al centro di Treviso, fino alle immagini che abbiamo e che sono, credo, a tutti note: quei grandi barconi di fronte all’ospedale vecchio di San Leonardo. Quindi da questa attività di traffico, di commercio, un viavai di vari mezzi, vari natanti, deriva il titolo di questo volume, che è anche una sintesi del suo contenuto.
È una sintesi del contenuto anche dal punto di vista geografico, perché parte da Casier. Questo libro inizia proprio con un affondo sulla storia di Casier. Una storia antica, una storia che affonda nelle epoche protostoriche direi, più che preistoriche; del periodo del bronzo, dei grandi ritrovamenti avvenuti proprio qui a Casier nel periodo paleoveneto. Se voi andate al museo civico di Treviso vedete molti pezzi che sono illustrati come provenienti da Casier. Addirittura c’è un tipo di spade in bronzo che è definito del tipo Casier, tipologia Casier. Se le si trova in altre parti d’Italia e d’Europa vengono definite “spade tipo Casier”.
Partiamo da questa epoca antica. Viene in mente quello che ha fatto l’abate [Luigi] Bailo, il fondatore del museo di Treviso, con questi pezzi. Andava in giro … pensate, che i cavatori di ghiaia – dei quali accenneremo un po', era una delle attività principali del fiume Sile – vendevano ai calderai questo materiale, perché era rame, era bronzo, erano metalli dai quali ricavavano qualche franco. Quindi il vecchio abate Bailo che è il fondatore del museo – parliamo della seconda metà dell’Ottocento – e che era una grande figura, grandissima figura di intellettuale di Treviso, era definito dai suoi contemporanei  “il più giovane dei vecchi” perché sapeva vedere più in là degli altri – andava in giro dai calderai a raccogliere 'sti pezzi che hanno costituito le prime raccolte per il nostro museo civico.
Poi il libro affonda molto in sintesi, perché non è questa la finalità del volume, sugli altri argomenti della antica Casier , quindi del Monastero altomedioevale fino alle ville del periodo moderno fino agli argomenti  –  li accenno appena, perché sennò andremo troppo per le lunghe – delle due guerre con la presenza di Hemingway, con la presenza degli ospedali, prima quelli militari, per esempio quello della Repubblica di San Marino durante la prima guerra mondiale, fino poi all’ospedale civico di Treviso, che dopo i bombardamenti di Treviso si trasferisce proprio a Casier (il nostro ospedale “dei Battuti”).
Poi c’è una parte del libro che riguarda proprio questa realtà dove siamo adesso: la vita della piazza di Casier con tutti i suoi protagonisti, con tutte le sue realtà che hanno costituito il protagonismo di Casier attorno al porto: dalle scuole, alla Cooperativa, agli abitanti, agli squeri e a quant'altro.
Andando sempre a parlare del titolo, se si legge il sottotitolo, anche questo è molto importante, perché anche qui c’è un po' la sintesi del contenuto: barcari, burci, draghe e squeri. Per la verità non c’è tutto, nel sottotitolo, il libro parla anche di altri aspetti, anche di altre attività, per esempio dei mulini, dei mugnai. Però diciamo che qua c’è l’essenza, con questi barcari, con questa attività di trasporto e quindi con l’attività artigianale di costruzione dei mezzi di trasporto che è stata fondamentale, ed è tuttora una realtà importante nel Sile. Tutti i cantieri, tutti gli squeri antichi, cito alcuni nomi che leggo nel libro: i Cantieri del Levante, Vezzà, Barina, Ceccotto, Viezzoli, i Piovesan di Fiera, i Rizzetto che avevano anche a Portegrandi, dove tuttora ci sono tre squeri, tre cantieri navali, i Crosera.  
Il libro è molto esteso … butto gli argomenti per incuriosirvi alla lettura del volume.
C’è tutta la straordinaria, importantissima attività delle draghe, che hanno fatto disastri ambientali sul Sile, diciamolo chiaramente, però hanno risposto a una domanda che c’era di questo materiale. Voi sapete che fino agli anni Trenta - Quaranta dell’Ottocento erano rarissime le strade della zona che avevano ghiaia. Di inghiaiate c’era solo la Callalta e il Terraglio. Le altre strade erano ovviamente frequentate solo quando non pioveva, quindi in una piccola parte dell’anno. Ordinariamente la via di transito normale, più facile, più veloce, erano i fiumi. Le altre strade erano tutte in terra battuta. Si è incominciato a inghiaiarle tra gli anni Trenta e Quaranta, cioè durante il Lombardo–Veneto.
Parlavo di costruire le strade, che era in pratica l’inghiaiatura, il fare i ponti che prima erano di legno, molto provvisori. C’è stata in questo periodo un’esplosione di domanda della ghiaia e il Sile era una risorsa per i vari appaltatori di queste costruzioni e manutenzioni delle strade. Abbiamo tutta l’attività delle draghe che iniziano appunto nell’Ottocento con questi mezzi rudimentali, con questi baióni montati sopra delle chiatte, che alla fine si sono evoluti fino ad arrivare alle grandi draghe meccanizzate, elettriche: quelle che ci ricordiamo un po’ tutti i presenti, credo, e che ancora vediamo all’opera in qualche parte. Tanto per ricordare le cave che si sono formate: la Barina, la Tiso, la Rizzetto, solo per buttare alcuni nomi e non avere la pretesa di essere esaustivo.
Ci sono tutte le attività dell’uomo nel corso del Sile. Qua noi abbiamo i fratelli Stefanato che sono l’epigono, cioè gli ultimi operatori che hanno saputo innovare, ammodernare l’attività, e loro con la loro figura e la loro presenza riassumono tutto questo vissuto antico di un mondo molto particolare, quello di chi vive sull’acqua, dei barcari. È ben spiegato nel libro, dove c’è anche un lessico particolare che noi non capiamo. Il libro ci aiuta anche a capire questo linguaggio particolare che hanno i barcari e che non è comprensibile a noi terricoli.
Il libro non può che prendere atto della fine di un’epoca. Si è trasformata la società. La meccanizzazione, la motorizzazione ha portato alla fine di una vera e propria forma di civiltà, di una vita che si svolgeva lungo il fiume, dove era prevalente questa attività di trasporto. Trasportavano di tutto. Per esempio, quando si leggono le memorie di questi barcari, chi potrebbe immaginarsi che trasportavano sabbia? Cioè, uno dice “ma, sabbia…”. La ghiaia va bene, ma la sabbia del deserto, la sabbia del deserto trasportavano. Io credo che fosse destinata alla Vetrocoke, non l’ho trovato nel libro…
Interviene Glauco Stefanato: … a una fabbrica di perfosfati…
Perfosfati, ecco, perché immaginavo la sabbia legata alla produzione del vetro. Invece … è una sabbia finissima che non esiste da noi e che ha un utilizzo chimico, come ha un utilizzo chimico anche per la realizzazione del vetro, per altri aspetti.
Trasportavano ghiaia, sabbia, frumento, grano, cereali; abbiamo sentito prima i girasoli. Poi viene la stagione della colza, poi viene la crisi con il famoso caso dell’olio di colza sul quale ormai si stanno facendo studi. È storia passata, sono passati trent’anni da quella vicenda che ha avuto – partita da Silea, da Treviso  – un rilievo internazionale: ricordate i ministri del tempo, coinvolti, eccetera.
Alla fine la crisi del trasporto dei barcari, rispetto a questa vicenda dell’olio di colza. La lenta dismissione delle attività. Morivano i vecchi barcari, nessuno li rimpiazzava. Bruno [Glauco] Stefanato, lui stesso è andato a lavorare in fabbrica, perché suo padre diceva “qua no ghe xe prospetive, no ghe xe pì lavoro”. È la fine di un mondo.
Ivano Sartor
Cinque minuti ancora, se me li concedete. Mi avvio a fare un commento, al di là del contenuto, sul valore di quest’opera. Il valore fondamentale, io credo, di questo libro, che è realizzato da uno storico che ha alle spalle una notevole produzione libraria di opere storiche, è soprattutto quello centrato sulla storia orale. Oggi la storia orale è una branca della storia che ha un proprio specifico ruolo e contesto a livello scientifico, a livello di realizzazione, di costruzione della memoria storica. Ha una sua tecnica. Lo storico deve mediare e verificare quello che gli si dice – e così ha fatto Camillo Pavan – nel senso che la memoria è traditrice. Si raccoglie dopo tempo quello che è stato il ricordo di fatti passati e il ruolo dello storico è intanto quello di stanare chi racconta. Stanare, cioè fargli dire anche quello che non vuole dire, quello che vuole nascondere. E poi capire qual era il contesto storico di allora, non di quando si raccoglie la memoria. Perché poi la memoria tradisce, uno accentua di più cose alle quali adesso dà spazio. Invece lo storico deve ricostruire il più possibile veridicamente quello che era la realtà sulla quale scrive. Quindi è importante questo aspetto della storia orale, sulla quale ormai ci sono specializzazioni a livello anche universitario. L’urgenza di questo ruolo, di questa operazione della memorialistica vi è sempre. Ci sarà sempre storia orale. Perché adesso ci si sta concentrando, per esempio qui in questo libro, sui barcari di prima della seconda guerra mondiale, di dopo la seconda guerra mondiale. Quindici vent’anni fa lo si faceva sulla prima guerra mondiale e Camillo ha recuperato importantissime testimonianze, raccolte nell'87 – '88. Oggi non è più possibile, non esistono più, son morti praticamente tutti, tranne qualche rarissima eccezione, i protagonisti della prima guerra mondiale.
Quindi ci sarà sempre storia orale.  Fra cinquant’anni parleranno di noi, di adesso. Ci sarà sempre, però c’è un’urgenza: quando si perde quella fetta generazionale è persa la storia orale, restano i documenti, che a volte ci sono e a volte non ci sono. Per questo è stato importantissimo questo lavoro, perché questo libro è fatto soprattutto di raccolta di memorie, di testimonianze orali destinate ad essere perse e che invece vanno scritte, vanno sedimentate, perché  un libro resterà per sempre.
Noi oggi li ritroviamo, i libri scritti nel Quattrocento, nel Cinquecento magari in pochissime copie: li ritroviamo, ci sono. I libri restano sempre. Perché vanno nelle biblioteche nazionali, quindi una rete vastissima di biblioteche in tutto il mondo. Adesso poi sappiamo anche dove sono, perché con internet si accede immediatamente a sapere dov’è un libro. Quindi i libri resteranno sempre.
Io dico … a volte anche chi fa politica, fa tanta fatica a far politica: non resterà niente, di memoria. Noi che siamo storici, resteremo! Ecco, questa è un po’ un’ironia, un’autoironia… Scusate, era una battuta, anche per fare un po’ divertire, anche perché alcuni di voi mi conoscono, e quindi è un’autoironia. C’illudiamo di far tante robe, amministrando di qua e di là … dopo un anno due non si ricorda neanche più il nome del sindaco vecchio! Lo storico viene ricordato, viene citato dagli altri storici, perché  poi c’è un obbligo di citare. Se io scrivo utilizzando il suo libro devo citarlo in nota, sennò non sono serio. Chiudo qua l’argomento.
Un altro aspetto importante è che in questo libro appare un apparato iconografico importantissimo, ci sono novanta fotografie.
Attenzione, mai buttar via carte o foto, in casa. Sempre conservarle, sempre. Nonostante che i figli non sappiano cosa faceva il padre, perché in genere non lo sanno se non vagamente, sempre conservare e sempre mettere la data e i nomi dietro. Perché poi quando le si prende in mano a distanza di decenni, chi non l’aveva in mano non sa chi sono quelle persone. Sempre la data e sempre i nomi dietro!
Qui ci sono novanta foto d’epoca, in buona parte inedite e fornite anche da dei collezionisti che vanno nominati: Glauco Stefanato, Renato Papparotto e Bruno Gandin. Che vanno ringraziati per questa opera di raccolta, di conservazione della memoria. Perché anche l’iconografia è di fondamentale importanza, perché a volte si parla di una cosa ma non la si visualizza. Abbiamo bisogno anche delle immagini, soprattutto oggi che siamo nel mondo dell’immagine.
Merito dell’autore è di aver fatto delle lunghe didascalie alle foto. Lo ripeto tante volte anche agli amici e ai giovani che vengono per consigli: “Guardate, un libro ha tanti livelli di lettori. C’è chi lo legge tutto, dalla prima all’ultima riga. C’è chi guarda la copertina e lo mette a fare decorazione in salotto, ma c’è anche chi ha poco tempo e si concentra a leggere alcune parti del libro e magari legge le foto con le didascalie”. E quando la didascalia, come in questo volume, è piuttosto estesa e esauriente, è già una cosa importante, della quale voglio dar merito all’autore.
Chiudo facendo i complimenti a Camillo Pavan e augurandogli successo per questo libro.
Voglio un attimo ricordare, ma qui moltissimi sanno chi è Camillo Pavan, che lui è sostanzialmente fedele a due filoni di ricerca. Ha scritto sul Sile e sulla prima guerra mondiale: questi sono i suoi campi di specializzazione. Ci sono anche altre cose di storia locale, però voglio citare Drio el Sil 1985, Sile alla scoperta del fiume 1989, I paesi e la città in riva al Sile del 1991 e adesso c’è la chiusura della tetralogia … e poi diventerà anche qualcos’altro, non so se si dica pentalogia o qualcosa del genere. Poi ci sono i suoi contributi sulla Prima guerra mondiale centrati soprattutto sulla vicenda di Caporetto e dopo Caporetto: I prigionieri italiani dopo Caporetto, Caporetto stesso del 1997, L’ultimo anno della prima guerra, In fuga dai tedeschi…
Questi due filoni sono la sua passione, la sua storia personale.
Chi non conosce Camillo Pavan che va a vendere i propri libri? Che li cura con molta passione, con questo lavoro di storico e nello stesso tempo anche di editore. In questo caso [La piarda di Casier] l’editore è la Navigazione Stefanato, ma lui è un esperto, come si può dire, di divulgazione del libro. Perché quello che manca molto spesso ai giorni nostri, non sono tanto gli uomini di cultura, sono gli operatori di cultura. Cioè che la cultura esca dai propri ambiti specifici e diventi patrimonio di tutti. Lo si fa in tanti modi, lo si fa soprattutto divulgando e facendo conoscere libri importanti come questo, per il quale ringrazio e mi complimento nuovamente con Camillo.»