giovedì 21 giugno 2012

Raici, 1992 - Recensione di Gianni Novara - Il Gazzettino


Gianni Novara, Il Gazzettino - ediz. di Treviso, 26 novembre 1992

Giovanni Novara/Gianni Novara
Raici - La leggenda del radicchio
secondo Camillo Pavan

Luigino Michieletto è alto m. 1,68. Lo apprendiamo dal nuovo libro di Camillo Pavan “Raici”, sfogliando quelle preziose pagine.  Michieletto è alto m. 1,68 e intanto la motonave dei fratelli Stefanato ci culla dolcemente lungo il Sile.  È su questa linda imbarcazione che Camillo Pavan ha voluto presentare a tanti amici vecchi, nuovi e ritrovati, la sua ultima fatica editoriale, la prima grande analisi veramente completa sul Radicchio trevigiano.
Che Pavan fosse un ricercatore attento e meticoloso lo si sapeva da tanti anni ormai. Ma fin dove la sua ricerca sapesse spingersi, fin dove arrivasse il suo gusto di apprendere e di trasmettere ad altri le conoscenze appena acquisite, lo si è appreso ieri. In “Raici”, Camillo annota tutto, ma non con pedanteria; e dalla statura del coltivatore di radicchio, m. 1,68, se ne serve nella dicitura di una fotografia, per confrontare con quell’uomo, l’altezza delle piante da seme in piena fioritura.
“Raici” è stato presentato durante il viaggio sulla motonave, dallo storico Danilo Gasparini, poi a tutti è stato offerto un buffet (indimenticabile il polpettone di faraona farcito con radicchio e tartufo) a base di radicchio, offerto dalla Gastronomia Secco e dall’osteria Alla Pasina.
Il nuovo libro è uno studio accuratissimo sul radicchio ma anche su tutto ciò che intorno al radicchio gravita: origini del mondo contadino, le mostre e la storia e la leggenda, le tecniche, i problemi, le prospettive. E poi la cultura, con una raccolta di testi letterari dedicati al radicchio, le poesie, i pittori. E la gastronomia. Il tutto corredato da una imponente bibliografia, da un prezioso indice dei nomi di luogo e di persona e tantissime fotografie.
“Raici”, radicchi in dialetto, certo. Ma anche radici, tradizioni, ricordi, odori mai perduti di stalla, di sigarette fatte a mano, di trinciato forte, di campagne silenziose, nella nebbia degli inverni di una vita. E c’è anche scritto, in questo libro presentato in una mattina brumosa — che meglio di così non poteva crearla nemmeno uno scenografo di Fellini — che un giorno di alcuni anni fa, quando nelle siepi gli alberi erano spogli ed era ormai tempo di “cavar raici”, il padre di Camillo fu trovato sul campo: la sua vita se n’era andata silenziosamente in mezzo al grano appena germogliato. La pipa ancora accesa, quasi a simboleggiare che gli altri dovevano andare avanti sulla stessa strada, lungo le stesse sponde di quel fiume. Contadini per scelta e orgogliosi di esserlo. Bravo Camillo.
Gianni Novara
Il Gazzettino, Edizione di Treviso, 26 novembre 1992

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